L'energia si fa vicina: la Comunità Energetica

30 gennaio 2026

immagine CER


Una Comunità Energetica è una configurazione di autoconsumo collettivo di energia rinnovabile prodotta localmente, capace di dar vita a un ecosistema energetico attivo e collaborativo. Nel quotidiano possiamo immaginarla come una rete virtuale per lo scambio di energia che connette edifici pubblici e privati, case, aziende e scuole. Grazie agli impianti fotovoltaici, l'energia prodotta non è più solo una risorsa per chi la genera, ma diventa un bene condiviso per l’intera comunità.

È in questo spaccato di realtà che il concetto di Comunità Energetica si fa concreto. A renderla viva e attiva sono proprio i suoi partecipanti: i prosumer, che producono e auto-consumano energia, e i consumer che, pur non possedendo un impianto, assumono un ruolo altrettanto fondamentale. La loro partecipazione consapevole, attraverso il meccanismo della contemporaneità tra l’energia immessa in rete dai prosumer e quella prelevata dai consumer, permette di massimizzare l’autoconsumo diffuso e contribuire al bilanciamento in rete dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. Insieme, diventano energy citizen, protagonisti consapevoli che, agendo collettivamente, introducono la transizione energetica nella quotidianità.

Le configurazioni: le diverse forme dell'energia condivisa

Sebbene il panorama delle Comunità Energetiche sia variegato, tutte le configurazioni si basano su due principi fondamentali: l'obiettivo, cioè produrre, consumare e condividere energia da fonti rinnovabili generando benefici economici, ambientali e sociali, e il perimetro geografico, definito dall'area sottesa alla medesima cabina primaria che oltre a trasformare e distribuire l'energia in media tensione, funge anche da confine virtuale per le CACER.

La normativa italiana riunisce i diversi modelli nell’acronimo CACER (Configurazioni di Autoconsumo per la Condivisione dell’Energia Rinnovabile). Questa cornice racchiude e definisce tutte le diverse forme in cui l'energia può essere prodotta e condivisa localmente, basandosi su tre meccanismi chiave: il decentramento della produzione, l’autoconsumo a livello locale e la condivisione dell’energia immessa in rete tra i diversi partecipanti.

All'interno di questo perimetro condiviso, si distinguono tre configurazioni principali, a cui sono riconosciuti gli incentivi statali, pensati per rispondere a esigenze diverse. 

Se AUC e AID prevedono limiti più definiti, l'adesione a una Comunità Energetica Rinnovabile (CER) è per definizione aperta a un'ampia platea di soggetti. Possono infatti diventarne membri persone fisiche, Piccole e Medie Imprese (PMI), enti territoriali e amministrazioni locali, enti di ricerca, enti religiosi e del terzo settore. All'interno della comunità, questi membri possono poi assumere diversi ruoli operativi.

Anatomia di una Comunità Energetica

Le Configurazioni di Autoconsumo diffuso si strutturano come un ecosistema in cui le persone, supportate dalla tecnologia e da un quadro di regole definito, interagiscono per un obiettivo comune: la condivisione di energia. Protagonisti di questo modello sono i suoi stessi partecipanti, che agiscono con ruoli diversi ma complementari: i consumer e i prosumer. La normativa prevede inoltre la possibilità di includere “produttori terzi": soggetti esterni che mettono a disposizione della comunità l'energia prodotta dai propri impianti.

A guidare questa interazione c'è il Referente: la figura (fisica o giuridica) responsabile della gestione tecnica e amministrativa e interlocutore unico del GSE (Gestore dei Servizi Energetici). A seconda della tipologia di configurazione, questo ruolo può essere ricoperto dalla comunità stessa, da un suo membro, dall'amministratore di condominio, o delegato a un soggetto terzo. Quest’ultimo caso è rappresentato da una ESCo (Energy Service Company, certificata UNI11352), che può assumere questo ruolo di gestore solo a condizione che sia anche il produttore terzo che mette a disposizione della configurazione l'energia di un proprio impianto.

La tecnologia: dalla condivisione alla flessibilità

L'impalcatura di una CACER poggia sulla generazione di energia rinnovabile, affidata nella maggior parte dei casi agli impianti fotovoltaici. L'obiettivo del modello è l'autoconsumo diffuso, il cui beneficio economico si genera sul meccanismo della contemporaneità tra l’energia immessa in rete dai produttori e quella prelevata dai consumatori.

Per massimizzare questo risultato, il primo passo è la corretta progettazione della configurazione, bilanciando in modo strategico produzione e consumo. A questo si affianca il ruolo della Digital Energy: sebbene piattaforme di gestione complesse e smart meter su ogni utenza non siano obbligatori – visti i costi che, specie nelle configurazioni AUC, non sempre sono sostenibili – il monitoraggio dei flussi energetici resta un elemento chiave. Fornire ai membri dati chiari, ad esempio tramite una app, è importante per renderli consapevoli e incentivare quel cambiamento nei comportamenti (come ad esempio programmare i consumi nelle fasce di massima produzione) che rende la comunità virtuosa.

Un capitolo a parte, ricco di potenziale, è quello della flessibilità. Per abilitare in futuro le CACER a fornire veri e propri servizi alla rete, diventeranno centrali proprio quelle tecnologie oggi non indispensabili, come i sistemi di accumulo (BESS) e le piattaforme di gestione avanzate. Batterie e flessibilità sono un binomio su cui si sta costruendo il futuro del sistema energetico, uno spazio in cui le configurazioni di autoconsumo potranno evolvere.

Il futuro è condiviso: i benefici delle Comunità Energetiche

Il successo delle Comunità Energetiche nasce dalla loro capacità di generare valore condiviso, configurandosi come un vero motore di sviluppo sostenibile per i territori.

Il vantaggio più immediato per i membri è economico: l'energia condivisa permette di ridurre i costi energetici e aumenta, al contempo, la resilienza energetica della comunità locale.

Ma è nella dimensione sociale che le configurazioni di autoconsumo esprimono tutta la loro forza. La condivisione non è un atto passivo: si trasforma in un impegno collettivo che stimola la responsabilità del singolo, spingendo ogni membro a "fare la propria parte" attraverso un uso più consapevole delle risorse. Questo approccio favorisce l'inclusione e crea nuove opportunità di collaborazione tra cittadini, imprese ed enti pubblici.
Gestendo l'energia come un bene comune, si dà vita a un'economia della condivisione (sharing economy) che redistribuisce il valore creato. In quest'ottica, la diffusione delle rinnovabili non è solo un obiettivo ambientale, ma la diretta conseguenza di un modello di sviluppo più consapevole e realmente partecipato

I progetti targati Plenitude

L'impegno di Plenitude per le Comunità energetiche si traduce in progetti concreti che nascono da un'esperienza consolidata. Fin dal 2021, con iniziative pilota come il progetto di autoconsumo collettivo EvoNaRse a Napoli, sono state testate sul campo le tecnologie attualmente alla base delle comunità energetiche. Questa competenza oggi si riflette in soluzioni su larga scala, in particolare nella configurazione di Autoconsumo Individuale a Distanza (AID).

Nuova Simplast

In collaborazione con questa azienda specializzata nello stampaggio di materie plastiche, Plenitude sta realizzando a Montà d'Alba (CN) un impianto fotovoltaico da 758 kWp che condividerà virtualmente l’energia prodotta con 5 punti di fornitura di Nuova Simplast, permettendo di accedere agli incentivi statali ventennali previsti dalla legge per le CACER, di cui una parte verrà destinata, come previsto dalla normativa, a supporto di iniziative sociali sul territorio.

Storia ed evoluzione normativa

Il concetto di produzione energetica distribuita e condivisa non è nuovo, ma affonda le sue radici nelle prime cooperative energetiche nate in Europa oltre un secolo fa. Tuttavia, la differenza tra quelle esperienze pionieristiche e le comunità di oggi non è solo normativa, ma qualitativa. Se allora l'obiettivo era principalmente mutualistico cioè portare l'elettricità dove non c'era, oggi siamo di fronte a un modello molto più complesso e interconnesso. La trasformazione è stata resa possibile dalla maturità tecnologica e da una nuova visione strategica: l'idea non è solo produrre energia, ma gestirla attivamente, trasformando un fenomeno a lungo marginale in un pilastro della strategia energetica europea. Il percorso normativo che ha abilitato questo salto qualitativo è stato segnato da alcune tappe fondamentali:

Target raggiunti e prospettive future

Le direttive europee

Il "Clean Energy for all Europeans Package" (in particolare le direttive RED II nel 2018 e IEM del 2019) ha introdotto e definito per la prima volta i concetti di "Comunità di Energia Rinnovabile" (CER) e "Comunità Energetica di Cittadini" (CEC), riconoscendone il ruolo chiave per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione.

La sperimentazione in Italia

Il primo passo normativo in Italia è avvenuto con il Decreto Milleproroghe (DL 162/2019) che ha dato il via a una fase sperimentale, permettendo la nascita delle prime comunità energetiche moderne.

La definizione del quadro organico

Successivamente il Decreto Legislativo 199/2021 ha recepito in modo strutturato le direttive europee, definendo il quadro normativo completo per l'autoconsumo diffuso. 

L'intervento di ARERA con il TIAD

A fine dicembre 2022 l'Autorità per l'Energia (ARERA) ha pubblicato il TIAD (Testo Integrato Autoconsumo Diffuso), modificato successivamente nel 2024. Questo documento fondamentale ha definito le  modalità per la valorizzazione dell’autoconsumo diffuso per le configurazioni previste dai D.lgs. 199/21 e 210/21.

La piena operatività

Il passaggio finale è stato l'emanazione del Decreto Ministeriale n. 414/23 (Decreto CACER), che ha definito le tariffe incentivanti e le modalità di accesso ai fondi del PNRR. A questo ha fatto seguito la pubblicazione delle Regole Operative (RO) da parte del GSE, che disciplinano le procedure concrete per l'accesso ai benefici, in un quadro normativo destinato a evolversi con le successive modifiche.

L’energia per la comunità

Un tempo, nei borghi di montagna, il forno comunitario era il cuore della vita sociale. Le famiglie portavano il proprio pane da cuocere, ottimizzando l'uso di una risorsa preziosa – l’energia – per un beneficio condiviso da tutti. Le Comunità Energetiche riprendono oggi quello stesso, identico, principio: ottimizzare una risorsa, l'energia prodotta dalle fonti rinnovabili, per creare un vantaggio per l'intera comunità.

In questo modo l'energia si fa vicina: non solo perché prodotta localmente, ma perché, come il pane di un tempo, viene condivisa in modo intelligente. In questo modello risiede il loro duplice valore, strategico e solidale, come strumento per la transizione energetica e, al tempo stesso, come progetto di coesione sociale, capace di costruire un futuro più vicino alle persone.

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