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C’è molto altro da scoprire!

Non solo turbine, ma resilienza e capacità di mediazione: esploriamo con Francesco Santolini il lavoro di Project Execution & Construction tra sfide, cantiere e capacità di connettersi con gli altri.
Dopo aver esplorato il mondo dello storage utility scale e del fotovoltaico, il nostro viaggio con gli "Energy Shapers" ci porta verso una nuova dimensione: quella del vento e dei grandi impianti eolici onshore.
Il nostro terzo protagonista è Francesco Santolini, che nel team di Project Management and Construction di Plenitude Renewables Italy si occupa di guidare la realizzazione degli impianti eolici in Italia, dalla fase post-autorizzativa fino alla costruzione e alla messa in esercizio. Un ruolo che va ben oltre le competenze di ingegneria e comprende la gestione dell'iter autorizzativo, il coordinamento delle attività di cantiere e il coinvolgimento di tutti gli stakeholder del progetto.
Per raccontare questa professionalità, usiamo ancora una volta la nostra rivisitazione del Questionario di Proust. Tre domande dirette (un'immagine, una parola, un verbo) per andare oltre i tecnicismi e scoprire l'anima del mestiere.
Il tuo lavoro ti porta a confrontarti con iter complessi e la gestione pratica delle opere. Qual è l'immagine, l'istantanea che meglio rappresenta questo mondo?
"Sicuramente l'immagine del cantiere in piena attività. È il luogo in cui i disegni e l'ingegneria prendono forma in tutta la loro grandezza e complessità e si confrontano con la realtà fisica. È un ambiente vivo, dinamico, dove l'imponenza delle opere civili e le dimensioni delle turbine eoliche ti restituiscono la misura esatta e tangibile di ciò che stiamo costruendo".
I progetti eolici richiedono una pianificazione di ampio respiro e la capacità di gestire dinamiche autorizzative e operative complesse. Qual è la parola chiave per comprendere l'approccio necessario per portarli a termine?
"Ne scelgo due: resilienza e perseveranza. È una professione che mette costantemente alla prova, perché l'iter autorizzativo non si esaurisce con l'approvazione iniziale del progetto preliminare. Lo sviluppo di un progetto esecutivo si articola su orizzonti temporali ampi, durante i quali il quadro normativo o l'assetto degli enti locali possono evolvere. Questo richiede al nostro team una grande flessibilità per aggiornare i piani e riallineare costantemente l'opera ai nuovi scenari. Quando si entra nel dettaglio operativo, ogni intervento logistico e infrastrutturale viene studiato per minimizzare l’impatto. Anche operazioni di contesto come il trasporto delle grandi parti delle turbine richiedono uno studio attento delle strade per far passare i mezzi eccezionali in sicurezza e, di conseguenza, permessi dedicati. Ci vuole determinazione e tanta forza di volontà per arrivare fino in fondo, dalla gestione delle autorizzazioni fino al coordinamento del cantiere, nel rispetto di sicurezza, qualità, tempi e costi."
In progetti che coinvolgono diversi attori come uffici tecnici, enti pubblici e squadre sul campo, le sole competenze ingegneristiche non bastano. Qual è il verbo che descrive l'attitudine indispensabile per il tuo ruolo?
"Mediare. Siamo i facilitatori che armonizzano competenze e interessi diversi tra progettisti, imprese, enti e stakeholder. Il nostro compito è creare un dialogo costante, agendo da ponte per far sì che la visione ingegneristica e le necessità esecutive del cantiere si incontrino, traducendosi in una soluzione condivisa ed efficiente".
Per chiudere la nostra intervista, abbiamo chiesto a Francesco di trovare un'analogia che restituisse l'essenza strategica del suo lavoro.
"Se dovessi usare una metafora, direi che il mio lavoro è come una scalata. Partiamo dal basso, all'aria aperta, affrontando i punti critici sulla roccia per arrivare in cima. La realizzazione di un impianto non è un percorso lineare ma richiede un monitoraggio costante e un presidio attivo di ogni fase esecutiva. Ogni fase completata è un nuovo appiglio verso la vetta, fino al momento in cui l'impianto entra in esercizio.
Se per Alessandro Luce, il nostro precedente “Energy Shaper”, la sfida si giocava sull'adattamento ai vincoli spaziali, per Francesco si sposta sulla gestione della complessità operativa sul campo dai dettagli esecutivi alle sfide pratiche dell'esecuzione.
In questo scenario, la tenacia gioca un ruolo fondamentale, ma è la capacità di fare da interprete tra mondi diversi a fare la vera differenza. Come in una scalata non esistono percorsi lineari: ogni progetto richiede di trovare una nuova via, un adattamento continuo per far dialogare i piani teorici dell'ingegneria con le dinamiche incalzanti della realtà.
La messa in esercizio di un impianto sancisce la fine di un lungo processo collettivo, creando un legame tra chi ha lavorato fianco a fianco, proprio come avviene in una cordata. Al centro ci sono le moderne tecnologie, ma c'è soprattutto quella componente umana che rende possibile raggiungere i traguardi più ambiziosi.
Ecco perché il nostro viaggio non si ferma qui. Continueremo a farci accompagnare in questa ascesa dai nostri “energy shaper”, una competenza dopo l'altra.
C’è molto altro da scoprire!
Non solo calcoli, ma immaginazione e capacità di adattamento: esploriamo con Alessandro Luce il lavoro di Engineering in ambito Renewables Solar.
Non solo tecnologia, ma visione tattica: esploriamo con Maria Angela Bracale, la nostra prima “Energy Shaper”, il lavoro di Project Engineering Manager tra velocità, precisione e integrazione.
Qual è la scintilla che ci spinge a dare il meglio ogni giorno? Questa domanda ha aperto il primo dialogo dei Plenitude Cultural Hub, l'iniziativa interna a Plenitude per mettere al centro le persone e i valori che le uniscono.