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Non solo tecnologia, ma visione tattica: esploriamo con Maria Angela Bracale, la nostra prima “Energy Shaper”, il lavoro di Project Engineering Manager tra velocità, precisione e integrazione.
La transizione energetica non è fatta solo di tecnologia, ma di persone capaci di affrontare sfide sempre più complesse. Accanto a figure più familiari come progettisti, installatori o energy manager, sono emerse professionalità tanto essenziali quanto inaspettate per i non addetti ai lavori. Il loro ruolo? “Modellare" attivamente il sistema energetico, rendendolo, con la loro professionalità ed expertise, più flessibile, stabile ed efficiente. Le abbiamo chiamate “energy shaper” per la loro capacità di trasformare il settore attraverso una sintesi unica di competenze diverse.
Ma come si racconta un lavoro tanto complesso? Spesso, un titolo o una descrizione non bastano. Per cogliere l'essenza di queste figure professionali, abbiamo deciso di ispirarci a uno strumento celebre: il Questionario di Proust. Nato come passatempo nei salotti dell'Ottocento per rivelare la vera natura delle persone attraverso domande dirette e introspettive, in questo contesto vogliamo impiegarlo per esplorare il lato umano della tecnologia. Non useremo l'originale, ma un'edizione rivisitata per svelare non la personalità, ma l'anima di una professione attraverso tre domande chiave.
La nostra prima "energy shaper" è Maria Angela Bracale, Project Engineering Manager, una delle figure che in Plenitude sta contribuendo al disegno del futuro dei sistemi di accumulo.
Gli ultimi due anni sono stati frenetici per la diffusione delle rinnovabili e la domanda di accumulo. Qual è l'immagine che fotografa meglio questo periodo?
"Di getto direi un'auto da corsa. È il simbolo perfetto di quanto abbiamo corso negli ultimi due anni. Abbiamo dovuto mettere insieme una serie di tasselli complessi in un tempo brevissimo per raggiungere un traguardo fondamentale: la vittoria dell'Asta MACSE di Terna. Di cosa si tratta? In parole semplici, è il meccanismo che garantisce di avere sempre una riserva di energia disponibile per evitare blackout e non lasciare mai la rete scoperta. È stata una vera gara di velocità e precisione che ci ha permesso di autorizzare e avviare progetti cruciali per la sicurezza della rete italiana".
Qual è la parola chiave per comprendere lo scenario attuale dei sistemi di accumulo?
"Evoluzione. I BESS cioè i grandi sistemi di accumulo elettrochimico di energia stanno crescendo in modo esponenziale: cambia la tecnologia, cambiano i mercati e cresce l'interesse degli stakeholder. È un contesto in divenire e ci aspettiamo che continui a trasformarsi radicalmente anche nei prossimi anni".
Tra le tante attività che svolgi, qual è l'azione fondamentale che definisce il tuo ruolo?
"Integrare. Il mio compito è far dialogare chi sviluppa l'impianto con chi poi deve costruirlo fisicamente, gestendo l'approvvigionamento e i cantieri. Se prima il focus era unire il team tecnico con il Business Development e il Permitting per l’ottenimento delle autorizzazioni, ora che siamo arrivati alla fase di realizzazione dei progetti, l'integrazione si estende alla fase di Execution. Senza questa connessione continua tra le professionalità in campo e le funzioni diverse, non si arriva al risultato".
Il profilo di un Energy Shaper non si esaurisce nelle competenze tecniche: richiede visione d'insieme e capacità di anticipare gli scenari futuri. Per completare il ritratto e rendere tangibili queste dinamiche complesse, abbiamo deciso di chiudere ogni intervista con un esercizio di sintesi: trovare un'analogia che restituisca l'essenza strategica del proprio lavoro. Per Maria Angela, governare i sistemi di accumulo in un mercato in evoluzione richiede la stessa lucidità tattica di una partita a scacchi.
“Sarebbe un esercizio di visione e anticipazione, dove ogni mossa deve essere calcolata con precisione. Sul tabellone ci sono diverse pedine. Ci sono il fotovoltaico e l'eolico: pezzi potenti, ma che possono muoversi solo in determinate condizioni, come il sole o il vento. E poi c'è il BESS, la pedina jolly: non produce energia, ma può immagazzinarla e ridistribuirla in qualsiasi momento” spiega Maria Angela. "La mossa chiave è l'ibridazione cioè collegare le pedine intermittenti a quella jolly. Questa tattica permette di non perdere mai un'opportunità: l'energia prodotta in eccesso non viene scartata (un fenomeno chiamato curtailment), ma conservata per un turno successivo (peak shaving)”.
Le regole per vincere, però, cambiano rapidamente. "Prima si vinceva soprattutto usando le 'abilità speciali' della pedina jolly (il BESS): intervenire rapidamente per dare stabilità alla rete quando era in difficoltà. Oggi, invece, la strategia è più complessa e si basa su due mosse principali: la prima è l'energy trading, ovvero capire il momento perfetto per immettere nel mercato l'energia accumulata; la seconda è la partecipazione ad accordi di lungo periodo, che garantiscono punti costanti nel tempo".
La vera abilità del giocatore sta quindi nell'anticipare l'evoluzione delle regole, perché la sfida, in questo gioco, non è solo produrre più energia rinnovabile, ma saperla gestire con intelligenza. E qui, fantasia e competenza del giocatore possono fare davvero la differenza.
Proprio come il celebre questionario ci invita ad andare oltre le apparenze, il nostro viaggio alla scoperta dei volti della transizione energetica non si ferma qui. Con questa rubrica, continueremo a indagare l'essenza delle professioni che modellano l'energia. Incontreremo presto altri "energy shaper", con nuove domande e nuove risposte per continuare a esplorare questo mondo in evoluzione, una competenza alla volta.
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