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Energy shapers: il fotovoltaico che dà un valore nuovo agli spazi

29 maggio 2026

persona che lavora


Non solo calcoli, ma immaginazione e capacità di adattamento: esploriamo con Alessandro Luce il lavoro di Engineering in ambito Renewables Solar.

Dopo aver esplorato il mondo dello storage e la sfida per la stabilità della rete, il viaggio alla scoperta degli "Energy Shapers" entra in una nuova dimensione: gli spazi. Il nostro secondo protagonista è Alessandro Luce che coordina lo sviluppo e la documentazione ingegneristica dei progetti rinnovabili fotovoltaici. Un compito che va oltre i calcoli e il dimensionamento, restituendo valore ad aree che sembravano aver esaurito la propria utilità.

Per raccontare questa professionalità, useremo come strumento d'indagine la rivisitazione del Questionario di Proust che abbiamo già impiegato nella scorsa intervista dedicata agli “Energy Shapers”. Tre domande dirette (un'immagine, una parola, un verbo) per andare oltre i tecnicismi e scoprire l'anima del mestiere.

La professione di Alessandro in 3 risposte

Il tuo lavoro ti porta spesso a immaginare il futuro di aree industriali dismesse. Qual è l'immagine che meglio rappresenta questa capacità di vedere valore dove altri vedono solo un vuoto?
"Quella di un’area apparentemente statica, silenziosa, dove però iniziano a comparire dei flussi: di energia, di persone, di attività. È il momento in cui un luogo smette di essere “vuoto” e torna a dialogare con il territorio, diventando di nuovo parte di un sistema vivo e di pubblica utilità".

La tecnologia solare corre veloce, dai moduli bifacciali ai sistemi di stoccaggio e misurazione. Allo stesso modo cambiano gli spazi e il sistema normativo. Qual è la parola chiave per comprendere l'approccio ingegneristico del team in cui lavori in questo panorama in continuo mutamento?
Direi integrazione. Intesa non soltanto come somma di componenti tecnici, ma come sinergia reale tra i nostri diversi business e le persone che ci lavorano. Un esempio su tutti è la capacità di far dialogare un impianto solare con la rete dei punti di ricarica per la mobilità elettrica: tecnologie e team diversi che lavorano insieme, spingendo l'efficienza complessiva ben oltre la singola performance.

In progetti tanto complessi le sole competenze tecniche spesso non bastano. Qual è il verbo che descrive l'attitudine indispensabile per trasformare un progetto su carta in un impianto reale?
"Connettere. Connettere competenze diverse, esigenze tecniche e vincoli reali, tempi di sviluppo e obiettivi industriali. È un’azione continua e indispensabile, senza la quale un progetto resterebbe un esercizio teorico ben fatto, ma solo su carta".

Costruire sulla complessità: l'ingegneria come un ponte

Se per Maria Angela Bracale, la nostra precedente “Energy Shaper”, governare l'accumulo era simile a una partita a scacchi giocata sul tempo e sull'anticipazione, per Alessandro la sfida si sposta sul piano territoriale.

“Il contesto in cui opera è fatto di vincoli e opportunità nascoste: la sfida è valorizzare spazi già antropizzati o aree che non si prestano ad altri scopi, e trasformarli in risorse. Bisogna andare oltre l’impiantistica pura: serve "abbattere le barriere" mentali e tecniche per rendere possibile ciò che prima sembrava irrealizzabile.

In questo scenario, la tecnologia gioca un ruolo cruciale: pensiamo ai moduli bifacciali, pannelli fotovoltaici capaci di catturare la luce anche dal retro sfruttando il riflesso del terreno. Tuttavia, nessun luogo è uguale all'altro: ecco perché è la capacità di adattamento a fare la vera differenza. Non esistono soluzioni standard applicabili ovunque: ogni progetto deve essere disegnato su misura per rispondere alle caratteristiche uniche del sito.”

Per chiudere la nostra intervista, abbiamo chiesto anche ad Alessandro di trovare un'analogia che restituisse l'essenza strategica del suo lavoro. E la sua risposta ci porta nel cuore del concetto di progettazione come sfida.

“Direi che il mio lavoro assomiglia alla costruzione di un ponte. Un ponte che deve essere solido, adattarsi alle sponde che incontra e rimanere in equilibrio mentre il contesto cambia. Un ponte che si costruisce giorno dopo giorno, senza pezzi prefabbricati, ma piuttosto pensati, progettati e adattati".

Guarda il video

Il prossimo Energy Shaper

La transizione energetica è, prima di tutto, un'opera di connessione: tra passato e futuro, tra problemi e soluzioni. Al centro c’è la tecnologia, ma c’è soprattutto la componente umana. Il nostro viaggio non si ferma qui, ma continueremo a farci accompagnare dai nostri “energy shaper”, una competenza dopo l'altra.

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