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Il progetto di Plenitude per Nuova Simplast e i vantaggi della condivisione virtuale per superare i vincoli fisici dell’autoproduzione.
Trasformare i limiti strutturali in un'opportunità di efficienza energetica. Partendo da questo obiettivo, Nuova Simplast, realtà operante nello stampaggio rotazionale di materie plastiche, ha scelto di affiancarsi a Plenitude per dare vita a un progetto strategico capace di sfruttare appieno il potenziale innovativo dell'Autoconsumo Individuale a Distanza (AID). A renderlo possibile la progettazione di un impianto fotovoltaico da 758 kWp, installato a Montà d’Alba (CN) in un terreno industriale di proprietà dell’azienda finora inutilizzato. Questo condivide virtualmente l’energia prodotta con 5 punti di fornitura collocati nelle aree limitrofe.
L'Autoconsumo Individuale a Distanza (AID) rientra tra le configurazioni incentivate previste dalla normativa sulle Comunità Energetiche disciplinate, in particolare, dal DM 414/23 (c.d. “Decreto CACER”). Questo consente a un singolo soggetto di produrre energia rinnovabile in un luogo e consumarla in un altro, liberando così l'autoproduzione dai vincoli spaziali. L’energia, infatti, non viene trasferita fisicamente ma, grazie alla rete pubblica, può essere condivisa virtualmente tra le diverse proprietà di uno stesso soggetto. Affinché avvenga la condivisione, sono necessarie due condizioni fondamentali: i punti di produzione e i punti di prelievo (i POD, Point of Delivery) devono essere intestati allo stesso soggetto giuridico e trovarsi nell'area servita dalla medesima cabina primaria1.
Sebbene la normativa non escluda i privati, l'AID è una soluzione disegnata quasi su misura per il mondo business, configurandosi come la risposta ideale per le aziende "multi-sito". Spesso, infatti, queste realtà si trovano a dover gestire un disallineamento strutturale: possono avere stabilimenti energivori con coperture non idonee al fotovoltaico (per limiti di spazio, esposizione o criticità dei materiali di copertura) e, allo stesso tempo, disporre di ampie superfici inutilizzate come terreni industriali, parcheggi o capannoni logistici dove i consumi sono minimi.
L'AID interviene proprio in questo contesto, trasformando queste superfici inutilizzate in asset strategici e permettendo di generare valore (energia) da trasferire virtualmente proprio dove c'è la vera domanda. Pensiamo a un'impresa che può installare pannelli fotovoltaici sul tetto di un magazzino, sulle pensiline di un parcheggio o in un campo fotovoltaico di proprietà, generando energia che va a coprire, tramite il meccanismo della condivisione virtuale, il consumo di un secondo stabilimento o di una palazzina uffici situati altrove.
Ce lo racconta Massimiliano Lorenzin, General Manager di Nuova Simplast.
“Il valore aggiunto di questo modello sta nella possibilità di rendere l’energia rinnovabile un asset condiviso e strategico. Produrre energia in un parco fotovoltaico dedicato e valorizzarla su più punti di prelievo ci permette di massimizzarne l’utilizzo, garantendo ai nostri processi industriali una maggiore efficienza economica e un profilo di sostenibilità sempre più elevato.”
Scegliere l'AID significa puntare su una soluzione che unisce efficienza economica e operativa. I vantaggi, infatti, possono essere spiegati analizzando il meccanismo stesso di funzionamento:
Doppio valore dell'energia: l'investimento si ripaga attraverso due voci complementari. Da una parte l'azienda guadagna vendendo sul mercato, o tramite Ritiro Dedicato, l'energia rinnovabile che produce e immette in rete. Dall'altra riceve un incentivo statale, garantito dal GSE per 20 anni, sull'energia "condivisa", ovvero quella prodotta e consumata virtualmente nello stesso orario.
Complessità burocratica ridotta: a differenza delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), l'AID non richiede la creazione di un nuovo soggetto giuridico né la gestione di rapporti tra soggetti diversi. L'azienda può agire in totale autonomia.
Flessibilità e scalabilità: tra gli elementi che caratterizzano l’AID c’è la modularità dell'investimento. L’AID, infatti, non è un sistema rigido: ad oggi è possibile far crescere la propria configurazione nel tempo, potenziando gli impianti fino a raggiungere la soglia di 1 MW di potenza per Cabina Primaria. E nel caso di un'azienda con sedi sparse sul territorio nazionale? Il meccanismo è replicabile: se si riproducono le stesse condizioni (punti di prelievo e produzione sotto la stessa cabina), è possibile attivare più configurazioni AID distinte su diverse Cabine Primarie, moltiplicando così i vantaggi su scala nazionale.
Impatto misurabile: l'AID, valorizzando l’uso di energie rinnovabili, può contribuire alla diminuzione delle emissioni di CO₂. Si tratta di un dato oggettivo e misurabile che può migliorare il rating ESG dell'azienda e essere inserito all’interno di una rendicontazione come il Bilancio di Sostenibilità.
A questi vantaggi misurabili si aggiunge il valore intangibile, ma sempre più decisivo, della reputazione: l'azienda che attraverso l’AID ottimizza le strutture puntando sull’energia rinnovabile si posiziona come una realtà moderna che considera la transizione energetica non un obbligo, ma un asset fondamentale per la propria competitività.
Scopri il modello che trasforma l'energia in un bene condiviso.
1 La cabina primaria è un'infrastruttura della rete elettrica che riceve l'energia ad alta tensione e la trasforma in media tensione per distribuirla capillarmente nell’area di pertinenza. Questa funge anche da confine virtuale per l’AID e, in generale, per la comunità energetica. Tutti i membri devono essere allacciati a valle della stessa cabina, garantendo così il principio di vicinanza e la condivisione di energia a livello locale.
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